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La moda guarda al futuro, in faccia al Coronavirus e con il rispetto dell’ambiente

Coronavirus: un virus all’inizio sconosciuto, ma capace in pochi mesi di sconvolgere il mondo, cambiando le nostre abitudini, ma anche il nostro modo di lavorare.

Di punto in bianco (o forse no?) ci si è trovati catapultati in una realtà in cui la socialità, lo stare vicini o insieme agli altri, è divenuta fonte di pericolo

Non per niente il Coronavirus è stato ribattezzato da alcuni “il virus dei contatti sociali”, per la sua capacità di trasmettersi attraverso le goccioline (i cosiddetti “droplets”, termine che ormai è entrato nel linguaggio quotidiano) di saliva, che vengono emesse anche semplicemente parlando a distanza ravvicinata, o con un colpo di tosse o uno starnuto.

Coronavirus

Un rischio, quello del contagio da Coronavirus, che ha reso semplici abitudini, come fare shopping con le amiche o con la mamma, l’aperitivo o le cene in compagnia, situazioni da evitare . 

Ed ecco che, davanti ad una situazione sanitaria che sembra incontrastabile, arriva il famigerato “lockdown”.

Una chiusura totale (o quasi) di tutte le attività produttive, e la reclusione forzata in casa di milioni di persone, al fine di contenere il più possibile il contagio di un virus, della quale si conosce giorno dopo giorno qualcosa, ma mai abbastanza, nonostante i continui passi avanti della scienza.

Tutto si ferma (o quasi): dai bar ai ristoranti, fino ai negozi.

Questo si traduce in un blocco delle attività industriali di molti settori, da quella della ristorazione all’editoria, alla moda, che insieme al turismo è considerata uno dei motori trainanti del nostro Paese, quel qualcosa per cui siamo ammirati ed invidiati in tutto il mondo.

Forse proprio questo, l’essere considerato uno dei motori dell’Italia invidiata nel mondo, che dopo un primo momento “down” (con saracinesche che sono costrette ad abbassarsi, vestiti che chissà per quanto tempo rimarranno lì sui manichini delle vetrine, a guardare delle strade deserte, senza gente, con conseguenti perdite ingenti e poche prospettive per il futuro) porta la moda a non arrendersi, e a spingere l’acceleratore per aiutare il Paese, anche reinventandosi.

Ed ecco che i grandi della moda made in Italy, con Giorgio Armani in prima linea, ma anche Gucci Prada, decidono di fare fronte comune, stanziando fondi ma soprattutto reinventandosi e riconvertendo la propria produzione al servizio della sanità italiana, dei milioni di medici, infermieri, operatori sanitari che ogni giorno combattono contro questo nemico invisibile.

Macchine che anziché produrre abiti producono mascherine, ma anche indumenti monouso per operatori sanitari, ma anche respiratori con l’ausilio prezioso della stampa in 3D.

Una solidarietà contagiosa che spinge  piccole e grandi aziende a dare il loro meglio per contrastare la crisi globale, tra raccolte fondi e aiuti concreti alla popolazione e al personale sanitario.

Ma l’ombra di quel “down” iniziale resta, e all’imminente avvio della famigerata “fase 2” sembra farsi viva e grande più che mai. Bisogna ripartire, ridare la possibilità a centinaia di famiglia che in questi settori trovano il loro pane quotidiano, di poter dare avanti, ma soprattutto, essere veicolo di speranza per tutti.

Quindi viene da chiedersi come sarà la “fase 2” della moda?

Di certo, per ora, sembra esserci solo una data: quella del 18 maggio, data di possibile riapertura di tutto il commercio al dettaglio.

Il dopo sembra essere ancora tutto da scrivere, perché contrariamente ad altre crisi, questa è economica ma anche e soprattutto psicologica, in quanto il Coronavirus ha stravolto anche le abitudini, portandoci sempre più verso l’utilizzo della tecnologia anche per cose che normalmente eravamo abituati a fare “di persona”, in primis acquistare dei vestiti, o delle scarpe, o anche una semplice borsa.

Ma proprio lo sviluppo digitale sembra essere una delle carte vincenti che la moda del futuro potrebbe giocare per risollevarsi, anche se con fatica.

Non solo in passarella, con un connubio tra l’uomo e la macchina (immaginate delle modelle androidi con indosso le ultime creazioni di Valentino, o Gucci, sfilare alla Milano Fashion Week, strano vero?), ma anche con la tecnologia che diventa parte integrante dell’abbigliamento, di modo da regolare attività quotidiane semplicemente indossando una maglietta.

Tecnologia, ma con un occhio al pianeta, all’ambiente che ci circonda, di cui il lockdown sembra averci insegnato il reale valore, con immagini della natura che si riprende i suoi spazi in assenza dell’uomo.

Uomo che non è padrone della Terra, ma come la storia del nostro pianeta c’insegna, solo un ospite che deve portare rispetto al luogo in cui è concesso di vivere.

Ed ecco che la moda si propone di approcciare l’eleganza, il lusso ad una filosofia sempre più green, promuovendo il riciclo creativo di altissima qualità a partire da materiali di scarto che possono diventare veri e propri tesori, oltre che il rispetto della natura e della dignità dei lavoratori, in ogni fase della produzione.

Ripartire consapevolmente, per avere un futuro migliore.